Joe Abercrombie

Un Piccolo Odio

Ed. Mondadori 2019

 

 

 


Savine dan Glokta è la figlia dell'uomo più odiato del regno, l'Arcilettore, a sua volta pronta a diventare la serpe più velenosa degli affari e delle industrie, se questo le garantirà un primato in un mondo in cui sembrano comandare solo gli uomini. Leo dan Brock, il Giovane Leone, attende di essere nominato Lord Governatore per respingere le aggressioni di Crepuscolo il Possente e dei suoi uomini del Nord, ma imparerà che le leggende degli eroi nascondono molte zone oscure, fatte di tradimenti e compromessi. Vick si è unita agli Spezzatori che intendono difendere i lavoratori dalle misure rapaci dei padroni, ma nasconde una decisione presa anni fa, nei gelidi campi di prigionia. Grosso è un veterano di guerra che vorrebbe dimenticare gli orrori degli assedi e la forza micidiale che si annida nelle sue mani tatuate, ma passato e violenza non sono mai troppo lontani. Il vecchio Trifoglio vorrebbe solo starsene seduto a insegnare un po' di arte della spada, ma sarà costretto ad accompagnare e consigliare un manipolo di giovani che lo irridono, e non conoscono la belva che è stato e può ancora essere. Il Principe Coronato Orso deve decidere se sprofondare definitivamente sotto le droghe, le cortigiane e il vino, oppure se mettere la sua intelligenza a servizio d'un sogno più grande, per sé e tutto il reame. I loro cammini si incroceranno e affronteranno una nuova età di tecnologia, potere economico, barbarie e follia, insurrezioni popolari e congiure di palazzo, duelli brutali nel Cerchio di scudi e il ritorno della magia. Sì, perché, se antichi stregoni decidono di allearsi con banchieri e ingegneri, al Nord invece la giovane Rikke scopre di possedere un dono invidiato e maledetto, la Vista Profonda, la capacità di vedere le ombre del passato e gli spettri del futuro. E come deciderà di impiegarla determinerà il destino di tutti. Joe Abercrombie torna al mondo della "Prima Legge" con una saga ambientata alcuni decenni dopo la prima. Vecchi protagonisti cedono il passo a una nuova generazione che si addentra in un mondo ancora più realistico, ironico, brutale e commovente, che riflette e amplifica i drammi della politica attuale.

Devo purtroppo ammettere che sotto la forza inarrestabile della realtà sono stato costretto a cambiare nuovamente la Linea Editoriale di questa mia rubrica di commenti su romanzi di Fantascienza e Fantasy. A differenza della sua sorella maggiore, quella dei Consigli Mensili, questa non ha mai avuto una scadenza precisa, ed è uno dei suoi vantaggi e forse concausa di questo ultimo cambiamento. Mi spiego.
Avevo a suo tempo creato questa rubrica per commentare brevemente i romanzi letti ma che non ritenevo meritevoli di entrare nei Consigli Mensili, poi l'avevo usata per dire due parole sui romanzi intermedi di trilogie o serie più lunghe, lasciando solo l'inizio e la conclusione ai Consigli. Ad un certo punto ho dovuto proprio chiuderla, perché altrimenti non sarei stato in grado di mantenere il ritmo imposto dalla scadenza mensile per i Consigli, dirottando su quella rubrica praticamente ogni cosa che leggevo. Da un po' di tempo questa rubrica aveva ripreso la sua vita alternandosi tra le letture che non mi avevano soddisfatto completamente e qualche volume intermedio che avrebbe intasato eccessivamente la successione dei Consigli.
Ma da qualche mese l'intasamento è diventato davvero notevole, e mi ha fatto anche saltare qualche lettura, di cui non sono riuscito a scrivere niente (qualcosa è ancora penosamente in lista, parzialmente commentato, con la speranza di completarlo prima o poi). La ragione è che sto leggendo molto di più, dato che ho più tempo a disposizione (il perché di questo sono fatti miei), e i Consigli sono già pronti per diversi mesi a venire. Ho anche già dovuto fare degli spostamenti per trovare il posto a romanzi che mi sembravano meritevoli di una raccomandazione più urgente.
Ho allora deciso di riservare i Consigli Mensili per romanzi poco conosciuti o sostanzialmente delle novità, mentre sposterò in questa rubrica i miei commenti anche a quei romanzi che in fin dei conti tutti sanno già di dover leggere, perché di autori famosi o perché parte di serie ben note. Si alterneranno con quei romanzi, che spero siano pochi, che non mi hanno soddisfatto, ma nel commento la differenza sarà ovviamente evidente.
Dopo questo lungo cappello, possiamo passare a parlare di questo romanzo, che non è certo il primo della nuova Politica Editoriale, e che appartiene sicuramente al gruppo di quelli che "tutti sanno di dover leggere".
Joe Abercrombie
è entrato di prepotenza nel mondo fantasy con la sua trilogia The First Law (La Prima Legge) composta da The Blade Itself, Before they are Hanged e Last Argument of Kings. A questi primi tre volumi, che raccontano una storia unitaria, sono seguiti dei romanzi autonomi che hanno precisato o proseguito alcuni dei personaggi della trilogia principale: Il Sapore della Vendetta, The Heroes, Red Country e Tredici Lame (raccolta di racconti). Appartengono tutti al sottogenere del Grimdark Fantasy, e hanno, specialmente la prima trilogia, contribuito fortemente alla definizione delle caratteristiche di questo sottogenere, che in realtà può essere fatto risalire alla Black Company di Glen Cook, ma è diventato di conoscenza diffusa con A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin.
Abercrombie ha scritto anche una trilogia YA, conservando l'aspetto grimdark anche per romanzi giovanili e facendone un caso abbastanza singolare. È stata un'opera ben fatta, anche se non un capolavoro, e ne ho parlato qui e qui.
Con questo Un Piccolo Odio Abercrombie inizia una nuova trilogia che dovrebbe essere la continuazione de La prima Legge, e in quanto tale è ovviamente oggetto di tantissime aspettative.
Dopo la lettura di questo primo romanzo devo dire che tutte le aspettative mi sembrano molto ben soddisfatte. Premetto un'osservazione importante: La Prima Legge l'avevo letta in originale, invece questo nella versione italiana, e ho già potuto notare che certi aspetti del grimdark, come ad esempio il linguaggio crudo e in parte sboccato, mi danno una sensazione diversa se letti nelle due lingue, in parte per le scelte del traduttore, ma sopratutto per la consuetudine o meno a certi termini. Detto questo, devo riconoscere che Abercrombie ha saputo ricreare un mondo che è davvero una logica continuazione del precedente, ma con grosse innovazioni, poiché si è in una specie di periodo storico all'albore dello sviluppo industriale, con personaggi che si trovano perfettamente a loro agio in questa nuova situazione, anche quelli che facevano parte del vecchio mondo medioevaleggiante. Abercrombie ha saputo evolvere il suo mondo in un modo davvero credibile, ed insieme al mondo sono evoluti i personaggi, a partire dell'indiscusso campione de La Prima Legge, cioè Sand dan Glokta, ex Inquisitore e ora Arcilettore e sempre più temibile, o al Re dell'Unione Jezal dan Luthar, ormai anziano e sempre più disincantato. Ma sono le nuove generazioni che stanno facendo la storia, a volte coscienti del passato e a volte no, pronte a rifare i vecchi errori dei loro padri o a farne di nuovi.
Le storie di Abercrombie sono storie di personaggi, che risaltano fortemente su un'ambientazione ben fatta ma senza niente di particolarmente innovativo, e qui è esattamente lo stesso, anche se l'ambientazione protoindustriale, con i suoi problemi sociali, è davvero resa con molta maestria, lasciando parlare i fatti che avvengono, le azioni dei vari personaggi, senza voler spiegare o giustificare quello che è sotto gli occhi di tutti.
Leo dan Brock, Vick, Rikke, e ovviamente Savine dan Glokta, sono alcuni dei nuovi personaggi, e già in questo primo romanzo vengono caratterizzati completamente, assumendo di fatto il ruolo di veri protagonisti. Ma dalle nebbie del passato e ritornato anche Bayaz, Il Primo dei Maghi, e questa volta è estremamente temuto e riverito. La magia non è stata mai dominante nei romanzi di Abercrombie, e anche se alla magia, e che magia, è dovuta la conclusione de La prima Legge, non appare affatto nei romanzi di spin-off. Qui al momento non se ne fa alcun uso esplicito, ma la paura scorre sotterranea.
Vedremo nel seguito, da cui mi aspetto anche molte sorprese...

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